Titolo: L'amore è folle
Autore: bedshaped, (alias glo XD)
Protagonisti: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Nikki Reed e John - inventato.
Raiting: verde
Tipo FanFic: One Shot.
Note: Ok, ieri sera mi è venuta un'ispirazione ascoltando una canzone così per caso XD - la canzone è
For Blue Skies - Strays Don't Sleep - e ho iniziato a scrivere. Vi consiglio di scoltarla la canzone, perchè è davvero bella. Triste, non una canzone che, a mio parere, rientra nel mio pantheon personale, però non è brutta per niente, anzi, come ho detto, è davvero bella. Non sono proprio soddisfatta di questa one shot, ma amen (: L'immagine non si prende ù.ù XD Mi scuso per gli errori, like always XD
«L'AMORE E' FOLLE»

«What did I miss?
Do you ever get homesick?
I can’t get used to it
I can’t get used to it
I’ll never get used to it
I’ll never get used to it »
Di fretta, si precipita verso lo specchio della sua stanza d’albergo, per controllare il suo aspetto. Si passa una mano fra i capelli, scompigliando ancora di più quella massa di grovigli di nodi. Si passa sulle labbra un leggero rossetto, per rendere le sue labbra più carnose: non ha mai fatto male un po’ di rossetto, dopotutto. Da’ un’ultima controllata e, preso cappotto e borsa, esce dalla camera, pronta per affrontare, spera, una splendida serata. Si avviai verso l’ascensore dove incontra John, un dipendente dell’albergo, al quale era stato affidato quel piano da controllare.
«Buona sera, John. Bella serata, non trova?» chiese senza nascondere la sua improvvisa eccitazione per la serata imminente.
«La mia è come le altre, ma, presumo, che la sua non sia così. Ha qualcosa d’interessante in programma questa sera, signorina Stewart?». Kristen premette il bottone dell’ascensore, mentre, sorridendo, si voltava verso John.
«Spero che prima o poi io e lei potremo darci del tu» commentò, ridacchiando. «In ogni caso, sì, ho un programma davvero interessante questa sera» annunciò, senza trattenere un risolino: sprizzava felicità da tutti i pori.
«Immagino si tratti del…»
«Già, proprio così» rispose, anticipando la sua domanda. In quel momento si sentì il lieve suono dell’ascensore, il quale fu seguito dall’apertura delle porte. Entrarono entrambi in quella piccola scatola metallica.
«A che piano sta andando, signorina Stewart?» chiese John, tendendo un dito verso il pannello ricoperto da diversi pulsati, i quali portavano rispettivamente ad un piano.
«Ovviamente, al quarto.» disse, aprendosi in un sorriso. Dopotutto, non poteva essere altrimenti: si erano messi d’accordo di uscire quella sera, solo loro due, e, poiché era in anticipo, le sembrò una buona idea passare per la sua camera. In poco tempo, anche se a lei sembrò un’eternità, le porte dell’ascensore si aprirono davanti al corridoio del quarto piano. Le si illuminò il viso, appena vide la tappezzeria dell’hotel spuntare dalle porte metalliche.
«Buona serata, John» augurò, gentilmente, lei mentre spedita uscii dall’ascensore: non poteva aspettare ancora un minuto di più.
«Anche a lei, signorina» ricambiò, sorridendo a sua volta, John, poco prima di premere un altro bottone e scomparire dietro le porte dell’ascensore.
Kristen iniziò a camminare, velocemente, osservando i numeri sulle porte. Passò velocemente le stanze dal numero 401 al 406, finché, per sua grande gioia, arrivò a destinazione. Sentiva le gambe tremare; sentiva un groppo in gola, dovuto alla grande emozione di quella sera: dopotutto ciò che avevano passato insieme, quella sera, si poteva considerare “la svolta”. I fatti parlavano chiaro: quella sera la sua vita sarebbe cambiata. Bussò alla porta. Nessuna risposta. Bussò un’altra volta, un’altra ancora. Nessuna risposta. Lentamente il suo sorriso si affievolì. Bussò l’ultima volta, e finalmente, vide la porta aprirsi. Le ritornò subito il sorriso, preparandosi per trovarsi davanti agli occhi il suo principe azzurro.
La porta si aprì del tutto, rivelando una sorpresa inaspettata.
«N…Nik…Nikki?» chiese con voce roca. Improvvisamente si sentiva mancare: era come una pugnalata diretta al cuore. Nikki e Robert. Non l’avrebbe mai potuto immaginare.
«Kristen!» disse, sorpresa quanto lei, «cosa… cosa… ci fai qui?» chiese, cercando di coprire il suo corpo, il quale era più svestito che vestito.
«Io… io… stavo uscendo… e...» balbettò, cercando una scusa buona per giustificare la sua presenza. Nikki, la guardò, abbozzando un sorriso «Cercavi Robert? Devo chiamartelo? E’ sotto la doccia…» le comunicò Nikki.
«No, davvero» si affrettò a rispondere. Non sarebbe riuscita a guardarlo, a parlargli, no, non dopo aver ricevuto una simile sorpresa. «Sono passata per chiedergli delle cose riguardo…. Il copione. Posso benissimo aspettare domani, non è urgente» mentì.
«Sicura?» chiese perplessa, Nikki.
«Sicurissima» rispose. Nikki la guardò attentamente, come se stesse cercando la verità, come se sapesse che la sua amica stava mentendo spudoratamente.
«Stavi uscendo?» chiese, improvvisamente, terminato il suo attento esame.
«No» mentì Kristen. «Sono appena tornata, anzi.» Si passò una mano nei capelli, tentando di alleggerire la tensione. Non desiderava versare lacrime davanti a lei. Si sentì un rumore, simile a una porta: ciò mise in agitazione Kristen, che cercava di fare di tutto pur di non incontrarlo.
«Nikki, io devo andare. E… a domani» si affrettò a dire, per poi, velocemente, avviarsi verso le scale, senza voltarsi: non aveva tempo per fermarsi ad aspettare l’ascensore. Doveva allontanarsi da quella stanza maledetta, e il più in fretta possibile. Corse direttamente al suo piano, dirigendosi in camera sua. Per colpa delle numerose lacrime, che non riuscirono a trattenersi un minuto di più, trovò qualche difficoltà nell’aprire la porta ma, dopo qualche sforzo ci riuscì. Sbatté la porta alle sue spalle, e corse in bagno, dove, prendendo dei batuffoli di cotone e imbevuti d’acqua, cercò miseramente di cancellare via quelle leggere tracce di trucco, messo per quell’occasione. Si sentiva una stupida, un’ingenua, per aver sprecato tempo a prepararsi per un ragazzo che desiderava la compagnia di qualcun altro. Cercò, bruscamente, di togliere via le tracce del fard dal suo volto, cosa che non le riuscì per nulla: scoppiò in singhiozzi, e lanciò dall’altra parte del bagno il cotone e il flacone dello struccante. Si sentiva tradita, delusa: lei, lei che aveva rinunciato a una storia d’amore di cinque anni per stare con lui, lei che, in un modo o nell’altro c’era sempre stata per lui, lei che avrebbe fatto di tutto per lui. Era stata illusa, e di questo era certa: Robert non aveva mai nascosto i sentimenti per lei, anzi. Come aveva potuto farle una cosa del genere? Si lasciò cadere sul pavimento freddo del bagno, piangendo, liberandosi di quella parte di lei che, in quel momento, avrebbe voluto urlare al mondo, avrebbe desiderato uccidersi pur di smettere di provare quel dolore provocato dal rifiuto della persona che amava. L’amore è irrazionale: non ha mai un senso, non ha né capo né coda. L’amore fa male. L’amore distrugge ciò che ogni singolo individuo con fatica costruisce nella sua vita. L’amore è folle. L’amore è una fregatura. Eppure, non si riesce a vivere senza amore, è come l’ossigeno: indispensabile. Era indispensabile per lei, e lo sarebbe sempre stato, anche dopo tutto il dolore, tutta la delusione provata.
« Very touching. Do you want me to imitate a violin? »